Quando hai mal di schiena o dolore al collo che non passa, è normale chiedersi cosa sia meglio evitare. Movimenti, sport, posture, sforzi: il dubbio non è tanto cosa fare, ma cosa potrebbe peggiorare la situazione.
Quando hai mal di schiena o dolore al collo che non passa, è normale chiedersi cosa sia meglio evitare. Movimenti, sport, posture, sforzi: il dubbio non è tanto cosa fare, ma cosa potrebbe peggiorare la situazione. Se ti stai chiedendo come orientarti tra dolore acuto e persistente e capire cosa ha senso fare davvero, trovi qui una guida pratica: Dolore acuto o persistente: cosa fare.
Evitare alcune cose, soprattutto all’inizio, può avere senso. Il problema nasce quando l’evitare diventa l’unica strategia e, senza accorgertene, inizi a muoverti sempre meno, a controllarti di più e a vivere con la paura di sbagliare.
In questa pagina non troverai una lista di divieti. Troverai invece criteri per capire cosa è davvero utile evitare, cosa invece ti sta bloccando, e come orientarti quando il confine non è chiaro.
Quando evitare ha senso (e quando no)
Quando il dolore è intenso, comparso da poco o all’improvviso, chiedersi se esistono posizioni, movimenti o attività da evitare è una risposta sensata.
Il corpo sta segnalando che ha bisogno di tempo, di ridurre il carico o di cambiare strategia per un periodo limitato.
In questa fase evitare non è una debolezza né un errore.
È una forma di protezione temporanea che serve a contenere i sintomi e a non peggiorare inutilmente la situazione.
Il punto chiave è che questa strategia ha senso se resta transitoria.
Quando continuare ad evitare movimenti e posizioni inizia a costare
Se però il dolore va avanti da settimane o mesi, evitare sistematicamente alcune posizioni, movimenti o attività desiderate può iniziare ad avere un costo.
Non tanto perché “si danneggia qualcosa”, ma perché il corpo e il sistema nervoso ricevono sempre meno segnali di sicurezza.
Col tempo si restringono le attività, aumentano i controlli e diventa sempre più difficile capire cosa sia davvero utile evitare e cosa invece nasce dalla paura di peggiorare.
È qui che evitare smette di proteggere e inizia a limitare.
Se mi muovo peggioro
Questa convinzione nasce spesso da esperienze passate di dolore o da stimoli ricevuti nel tempo.
Il problema è che nel dolore persistente il legame tra movimento e danno non è così diretto come sembra.
Peggiorare temporaneamente non significa necessariamente procurare un danno maggiore.
Senza criteri chiari, però, ogni segnale diventa una conferma della paura.
Questo succede spesso nei quadri di lombalgia da sovraccarico, in cui il movimento può aumentare temporaneamente il dolore senza indicare un peggioramento reale.
Ci sono movimenti sbagliati
Molte persone iniziano a pensare che esistano movimenti da evitare in assoluto.
In realtà lo stesso movimento può essere ben tollerato in un contesto e fastidioso in un altro.
Non è il gesto in sé a essere sbagliato, ma come, quando e con quale carico viene fatto.
La mia schiena è messa male
L’idea di fragilità porta a controllarsi continuamente e a muoversi con rigidità.
Paradossalmente questo aumenta la tensione e rende il movimento meno fluido, non più sicuro.
Il corpo umano è più adattabile di quello che si possa pensare. Trattarlo come fragile spesso lo rende più sensibile, non più protetto.
Più controllo, meno fiducia
Quando evitare di mantenere alcune posizioni e astenersi da determinate attività diventa una risposta automatica, aumenta lo stato di allerta e di controllo di ogni gesto.
Posture, movimenti, sensazioni vengono monitorati continuamente, con l’idea di “non sbagliare”.
Questo però riduce la fiducia nel proprio corpo e rende anche le azioni più semplici più faticose e cariche di tensione.
Meno movimento, più sensibilità
Muovendosi meno, il corpo riceve meno stimoli rassicuranti.
Il sistema nervoso diventa più attento, più reattivo, più sensibile.
In psicologia questo meccanismo viene chiamato evitamento: una strategia che nel breve riduce la paura, ma nel lungo può mantenere il problema perché impedisce nuove esperienze di sicurezza.
Dolore persistente e paura del movimento: come orientarsi
Non tutto il dolore segnala un danno
Nel dolore cronico, la presenza di sintomi dolorosi non coincide sempre con una lesione in corso.
Spesso entrano in gioco fattori come sensibilità aumentata, aspettative negative e paura del peggioramento, legati al modo in cui il dolore viene vissuto e interpretato nel tempo.
Capire questo non significa “fare finta di niente”, ma evitare di interpretare ogni segnale come un pericolo. Quando il dolore persiste, può essere utile guardarlo in modo più ampio, tenendo insieme corpo, movimento e contesto.
→ lettura più ampia del dolore (modello biopsicosociale)
Muoversi non significa forzare
Riprendere a muoversi non vuol dire spingere oltre i limiti o ignorare i segnali.
Significa scegliere movimenti e attività progressive, compatibili con la situazione e con il momento.
Il punto non è fare di più, ma fare in modo diverso, con criteri chiari.
Come capire qual è il prossimo passo sensato
Quando continuare in autonomia
Se riesci a muoverti, anche con qualche fastidio, senza che il dolore aumenti in modo significativo nel tempo, spesso ha senso continuare gradualmente.
L’obiettivo non è eliminare ogni sensazione, ma recuperare fiducia e funzione.
Quando serve una guida per fare chiarezza
Se invece non sai più cosa evitare e cosa no, se ogni scelta genera dubbi o paura, il problema non è il movimento in sé.
È la mancanza di una mappa.
Se ti trovi in questa situazione, può aiutarti partire da qui → Capire come orientarti quando il dolore non segue più una logica chiara
Riferimenti bibliografici
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PAIN: August 2016 – Volume 157 – Issue 8 – p 1588–1589




2 Commenti
Buon giorno Annamaria, la ringrazio infinitamente per le sue parole. Ne conosco molti ma preferisco non segnalarglielo pubblicamente per non fare preferenze ed essere sgarbato. Mi contatti privatamente se possibile alla mail [email protected]
Gent.le dott. Chiesa il suo articolo è molto interessante e tratta una situazione che sta vivendo mia figlia a causa di un’ernia del disco. Poichè siamo della provincia di Napoli le chiedo la cortesia di segnalarmi qualche suo collega della Campania che applichi il suo stesso approccio alla kinesiofobia
La ringrazio anticipatamente di quanto potrà comunicarmi