Il dolore è un fenomeno naturale e complesso. Ecco perché non è sempre possibile guarire rapidamente e senza l’aiuto di specialisti. Il problema è capire quale terapista ti aiuterà davvero. Leggi e scoprirai come riconoscerlo.

Esistono molti modi per curare il dolore. Guarirlo con la riabilitazione è spesso il più efficace e dagli effetti più duraturi, perché è un percorso per raggiungere un obiettivo e cambiare il modo di vivere.

Per una persona che soffre è importante capire cosa le sta succedendo. Per questo da anni io e pochi altri stimati colleghi spieghiamo il dolore con le parole delle neuroscienze e i concetti di fisiologia del dolore. Ti svelo un segreto 😉 : aiuta molti pazienti, ma non funziona sempre.

In questo articolo ti illustro interventi altrettanto efficaci.

Guarire il dolore con la riabilitazione. Dolore come esperienza personale

Il dolore è un’esperienza personale

Mi capita spesso di spiegare la neurofisiologia del dolore ad aule piene di persone: ogni volta, mentre parlo, ciascuna visualizza esperienze e immagini differenti.

Questo perché un essere umano è molto più di un insieme di cellule. Le neuroscienze spiegano infatti come si crea la sensazione del dolore ma non come è vissuta; portano un punto di vista oggettivo (scientifico) ma non soggettivo, che invece ha maggiore importanza per la persona malata.

L’aspetto scientifico del dolore ha un impatto minore rispetto al vissuto del malato. Condividi il Tweet

I docenti delle più note università europee di fisioterapia invitano i terapisti a mostrare affascinanti immagini di PET e Risonanze Magnetiche e spiegare la soglia di attivazione dei nocicettori (terminazioni nervose sensibili agli stimoli dolorosi). Ma tutto ciò aiuta davvero a dare un senso all’esperienza dolorosa?

A mio avviso il dolore è molto più di un numero di una scala visuo-analogica o di un questionario. Non per nulla sono specializzato nel trattamento del dolore ;-).

Il dolore, infatti, è un‘esperienza complessa che coinvolge l’intera esistenza di un individuo, in ogni dimensione della sua vita. Devi sapere che la vita stessa di una persona può a sua volta influenzare questa esperienza.

Il dolore non coinvolge la sola dimensione fisica, ma l’intera sfera del benessere psico-fisico. È un evento del tutto naturale, proprio come la mutevolezza del nostro umore durante la giornata e l’alternarsi di momenti di gioia con altri di ansia, rabbia e tristezza.

Ciò che succede all’umore succede al dolore. Possiamo essere tristi e poi felici. Possiamo stare male e poi meglio. Il dolore non è una condizione irreversibile. Condividi il Tweet

Una persona affranta e preoccupata può vedere ridotte le proprie aspettative di guarigione. Questo può accadere a causa di precedenti esperienze e avere un ruolo chiave nel percorso riabilitativo.

Il modello del senso comune e dell’autoregolazione di Leventhal spiega come le persone rappresentino e percepiscano il proprio dolore e la malattia. Sei un collega? Leggi questo articolo.

Le persone identificano 5 componenti principali in una malattia: il nome, la causa, la durata, le conseguenze e la possibilità di guarire o controllare i sintomi.

Hale spiega come persone con dolori cronici continuino a raccogliere queste informazioni per decidere come reagire confrontandole con precedenti esperienze: se le informazioni e le decisioni non cambiano, non cambieranno neppure i risultati.

Cosa significa? Le aspettative dei pazienti influiscono direttamente sul risultato di una terapia.

Ho l’esempio concreto della signora Teresa, una mia paziente affezionata. Ogni anno fissa l’appuntamento e dopo le prime sedute mi confessa: «Michele, alla fine ti richiamo sempre. I primi giorni sembra non succeda nulla, ma dopo qualche settimana inizio a stare bene e i benefici durano quasi un anno intero».

Ovviamente non è così semplice: esistono molti altri fattori che influiscono sul dolore e il risultato terapeutico. Ma è fondamentale iniziare a capire come i pensieri, le aspettative e le parole siano parte del fenomeno.

Bunzil e O’Sullivan sperimentano questo approccio nel trattamento del mal di schiena e ottengono ottimi risultati agendo sulla paura di eseguire alcuni movimenti dei soggetti studiati.

come posso guarire con la riabilitazione (Leventhal)

Il dolore ha un significato

Le emozioni, il comportamento e le convinzioni sono fattori che rendono unica e personale l’esperienza di dolore. Ecco perché ognuno vive la stessa causa di dolore in modo differente. Inoltre le reazioni neurofisiologiche, il terapista e le sue spiegazioni fanno parte della stessa esperienza.

Uso spesso la metafora dell’indicatore della benzina per spiegare concretamente come le persone attribuiscano significati differenti al dolore. Qualcuno guida tranquillamente con la spia del carburante accesa perché sa quanti chilometri farà in riserva. Altri invece entrano in ansia prima che l’indicatore si accenda e corrono in cerca del distributore.

La verità è che tutto dipende dalla situazione. Qualcuno degli “ansiosi” magari ricorda bene la volta in cui rimase a piedi in attesa di aiuto o camminò per km con la tanica in mano. Ma non possiamo escludere che i “tranquilli” si comporterebbero allo stesso modo guidando l’auto di un’altra persona.

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Michele Chiesa Blog Osteoclinic Brescia

Guarisci anche tu dal dolore con la riabilitazione!

Avrai il mio parere di fisioterapista specializzato in trattamento del dolore.

Il dolore richiede un intervento personalizzato

Le spiegazioni sul dolore e l’educazione di un paziente sono tappe fondamentali per il risultato terapeutico. Per questo le condivido sempre senza imporle in modo autoritario e indiscutibile.

Il vissuto personale in relazione al dolore è la chiave del rapporto tra paziente e terapista. Condividi il Tweet

Cosa dice la scienza di questo aspetto?

La ricerca mostra come le persone siano naturalmente attratte dal conoscere la diagnosi e la spiegazione dei loro problemi. Questo chiarisce una volta in più il crescente numero di consulenze ed esami in presenza di dolore.

Dalla ricerca sappiamo anche che i pazienti si aspettano di poter parlare di problemi personali con il proprio fisioterapista. Infatti, durante le mie sedute dedico ampio spazio all’ascolto e a piacevoli chiacchierate perché le ritengo parti fondamentali della terapia.

Per una persona diventa quindi fondamentale ricevere spiegazioni comprensibili al fine di capire il funzionamento del dolore ed evocare una risposta positiva. Non sempre e non subito si tradurrà in pratica, ma rimane una condizione necessaria.

Informazioni date con un linguaggio semplice e comprensibile aiutano il dialogo tra terapista e paziente. Accade troppo spesso che medici e operatori sanitari parlino con un linguaggio incomprensibile. Molti miei pazienti arrivano alle sedute di osteopatia o fisioterapia dopo svariate visite specialistiche senza aver neppure compreso l’origine dei propri dolori.

Personalmente amo l’utilizzo delle metafore per spiegare meglio il dolore alle persone che soffrono. E lo consiglio a tutti i terapisti. Approfondirò presto l’argomento in un prossimo articolo scritto con un collega.

My Physicians

Dolore: comprensione e atteggiamento

In un’ottica temporale, la comprensione di base del dolore influenza positivamente la percezione e l’atteggiamento nei confronti del percorso di recupero.

In altre situazioni è importante capire che non esiste legame tra lesioni, sintomi fisici e attività. In questo studio Suri mostra come certe spiegazioni riducano sensibilmente i peggioramenti del dolore in persone soggette a mal di schiena, costrette a stare sedute per oltre 6 ore, particolarmente stressate o depresse.

Le persone che soffrono di dolori cronici devono comprendere meglio il loro ruolo attivo e strategico nel risultato terapeutico perché riduce il numero delle riacutizzazioni e migliora i risultati terapeutici nel trattamento di mal di schiena o mal di collo ricorrente e persistente.

Per contro, un atteggiamento passivo, come dimostrato da Chen, riduce l’efficacia finale del trattamento.

Insomma, non sempre è necessario spiegare il dolore con lo stesso linguaggio o puntare sulle stesse informazioni.

Il dolore come esperienza positiva

Indipendentemente dal tipo di spiegazione fornita, una persona che soffre deve avere l’opportunità di vivere meglio i propri sintomi e con un’esperienza positiva. D’altronde il dolore è un’esperienza come altre ed è impossibile vivere senza trovarsi in situazioni spiacevoli.

Una simpatica analogia è quella del bicchiere e della bottiglia di vino. Una persona può essere felice di avere il bicchiere pieno, un’altra può essere triste perché è l’ultimo. E se la bottiglia sul tavolo fosse piena?Una potrebbe reggere l’alcool e l’altra no.

Insomma, ognuno ha i propri tempi e le proprie capacità di sopportare il dolore. Così come l’alcool 😀

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Al di là di ciò è fondamentale puntare sulle cose positive con chi vive momenti di dolore e sofferenza. Nei trattamenti di psicoterapia è una metodologia di provata efficacia, e io stesso ogni giorno progetto i percorsi di recupero partendo dalle attività che i miei pazienti amano o desiderano fare. Parlerò meglio di resilienza e tollerabilità in futuro.

Al momento basta capire che per ottenere risultati positivi è possibile coinvolgere i pazienti in attività anche intense. Imparano così a guardare oltre i propri limiti e il proprio dolore.

positive

Il dolore in sintesi per il terapeuta e il paziente

Il dolore non è solo una sensazione. È un’esperienza soggettiva e personale che coinvolge l’intero individuo. Infatti il dolore è il termometro del benessere psico-fisico; è un evento naturale e non è solo il sintomo di un malfunzionamento fisico. E quando il dolore si ripresenta nel tempo è qualcosa di più.

È possibile guarire dal dolore con la riabilitazione e la fisioterapia, ma il pensiero del paziente e l’atteggiamento positivo verso il cambiamento e la guarigione incidono molto sul percorso riabilitativo e sul risultato finale.

Per questo quando il paziente soffre è fondamentale che sia aiutato dal fisioterapista a mantenere uno stato d’animo positivo e concentrarsi sulle cose positive per risollevarsi da quelle negative.

Michele Chiesa Blog Osteoclinic Brescia

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