Antagonismo o alleanza?

Le ricerche in ambito biomeccanico di McGill sono tra le migliori al mondo. Da osteopata non mi sono mai sorpreso che l’approccio strutturale sia da sempre il soggetto della maggior parte dei progetti di tesi e di ricerca importanti, anch’esso si fonda infatti su tale modello interpretativo più facilmente indagabile.

Penso che siano ormai indiscutibili i risultati e i vantaggi di tali concetti e tecniche per il trattamento di LBP di origine meccanica in sfavore di esercizi aspecifici o del generico movimento.

È ormai superfluo soffermarsi sull’evidenza e i risultati della ricerca biomeccanica nello sport, settore che per sua natura si fonda sull’efficenza del rinforzo e dell’allenamento.

Detto questo, probabilmente, le ricerche di McGill e di tutti gli autori che utilizzano il modello biomeccanico, avrebbero bisogno di riconoscere quanto e come siano coinvolti nei loro lavori i fattori psicosociali e la comunicazione. Comunque gli addetti ai lavori conoscono quali limiti di misurazione abbiano questi parametri, ciò non significa che non sia importante capire come indagarli.

Sempre più in ambito formativo tendo a riconoscere quanto formulazioni teoriche, anche ben affermate in ambito scientifico, siano scarsamente accompagnate da valenze positive e rassicuranti.

La mia convinzione clinica, suffragata comunque da autori come O’Sullivan, è che un approccio individualizzato con un metodo di ragionamento clinico alla base risulta più efficace della somministrazione dello stesso trattamento protocollato.

Io lavoro tutti i giorni utilizzando il modello biomeccanico, da fisioterapista e da osteopata, ma…

1) Non mi basta conoscere la biomeccanica;
2) comunicare efficacemente risulta talvolta un’importante strumento terapeutico;
3) il dolore non origina solo da danni tissutali e compensi adattativi.

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