Perché compare il dolore muscolo-scheletrico: il ruolo del carico e della capacità del corpo

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Immagine che rappresenta il rapporto tra carico e capacità del corpo: stessa attività ma risposta diversa in base a stress, recupero e condizione fisica

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Quando compare dolore alla schiena, al collo o a un tendine, molte persone cercano subito una causa precisa: una postura sbagliata, un movimento fatto male, un “difetto” del corpo.

In molti casi, però, il dolore non dipende da una singola causa, ma dal rapporto tra carico e capacità del corpo di adattarsi.

Muscoli, tendini, ossa e articolazioni si adattano continuamente ai carichi che ricevono durante la vita quotidiana. Camminare, lavorare al computer, allenarsi, sollevare pesi o restare seduti per ore sono tutti stimoli che il corpo deve gestire.

Quando il carico cambia troppo rapidamente o supera la capacità di adattamento dei tessuti, possono comparire dolore e infortuni.

Capire questo meccanismo aiuta a interpretare meglio molti problemi comuni: lombalgia, tendiniti, rigidità cervicale o dolori che tornano nel tempo.

Per questo, in riabilitazione si parla spesso del rapporto tra carico e capacità del corpo di adattarsi allo sforzo.

Il dolore muscolo-scheletrico compare spesso quando il carico richiesto al corpo supera la capacità dei tessuti di tollerarlo.Capire questo equilibrio aiuta a interpretare molti dolori comuni, senza dover cercare subito una causa precisa o definitiva.
I tessuti del corpo si adattano allo stress meccanico: se il carico aumenta gradualmente diventano più resistenti, se aumenta troppo rapidamente possono comparire dolore o infortuni.

Il principio che spiega molti disturbi muscolo-scheletrici

In riabilitazione esiste un modello molto semplice che aiuta a capire come il corpo reagisce agli stimoli fisici. Il modello è stato proposto da Mueller e Maluf per descrivere come i tessuti biologici si adattano allo stress fisico.

Questa teoria parte da un’idea di base: i tessuti biologici si adattano allo stress meccanico.

Quando un tessuto viene esposto a un certo livello di carico, può reagire in diversi modi:

– mantenere la loro capacità
– aumentare la tolleranza allo sforzo
– ridurre la loro resistenza
– andare incontro a irritazione o infortunio

Il punto centrale è il rapporto tra carico e capacità del tessuto.

Dolore e infortuni compaiono spesso quando il carico richiesto al corpo supera la capacità dei tessuti di tollerarlo.

Come reagiscono i tessuti al carico

Quando il corpo riceve uno stimolo fisico, i tessuti reagiscono adattandosi. A seconda del livello di stress, possono succedere cose diverse.

carico troppo basso → la capacità del tessuto tende a ridursi nel tempo
carico adeguato → il tessuto mantiene la sua funzione
carico progressivo → il tessuto aumenta la tolleranza allo sforzo
carico troppo alto o troppo rapido → aumenta il rischio di irritazione o infortunio

Il corpo diventa più resistente quando il carico aumenta in modo progressivo e più vulnerabile quando il carico diminuisce troppo a lungo.

Carico e capacità: la relazione che spiega molti dolori comuni

Quando si parla di carico, molte persone pensano solo all’intensità dello sforzo.

In realtà il carico dipende dalla combinazione di più fattori:

– intensità dello sforzo
– durata dello stimolo
– frequenza con cui si ripete
– direzione del movimento

Per questo anche attività apparentemente leggere possono diventare impegnative se vengono mantenute a lungo o ripetute sempre nello stesso modo.

Succede spesso per esempio quando:

– si lavora molte ore al computer
– si aumenta improvvisamente il volume di allenamento
– si passa da una vita sedentaria a un lavoro molto attivo
– si ripete sempre lo stesso gesto sportivo.

È uno dei meccanismi più comuni anche in molti dolori da sovraccarico, come per esempio il dolore laterale del gomito (epicondilite). Se hai una tendinite che non guarisce, spesso il problema è proprio questo squilibrio tra carico e capacità.

A volte serve cambiare come distribuisci lo sforzo quando ti muovi, spesso la leva principale è il carico e la variabilità del movimento.
Carico e capacità non sono valori fissi.

La capacità dei tessuti cambia nel tempo e può aumentare con l’allenamento o ridursi con inattività, stress o recupero insufficiente.

Quando il problema non è fare troppo, ma fare troppo poco

Spesso quando compare dolore la prima reazione è fermarsi completamente.

In alcune situazioni questo può essere utile per ridurre l’irritazione iniziale. Ma se il riposo si prolunga troppo, può verificarsi l’effetto opposto.

Quando un tessuto riceve meno stimoli del necessario, la sua capacità tende a ridursi.

Questo significa che attività che prima erano ben tollerate possono diventare improvvisamente più difficili.

Per questo molte persone entrano in un circolo poco utile:

dolore → meno movimento → riduzione della tolleranza → dolore con attività sempre più leggere.

Questo meccanismo è molto comune quando il dolore tende a durare nel tempo. In queste situazioni entrano spesso in gioco anche altri fattori che influenzano la sensibilità del sistema nervoso.

Questo non significa che il movimento debba essere forzato. Significa che spesso la strategia più utile è reintrodurre gradualmente il carico, permettendo ai tessuti di riadattarsi

Il corpo si indebolisce quando il carico scompare, ma può riadattarsi quando il carico torna in modo progressivo.

Perché lo stesso carico non è uguale per tutti

Due persone possono fare la stessa attività e avere reazioni molto diverse.

Questo accade perché la capacità di adattamento non dipende solo dai tessuti, ma da molti fattori insieme:

– livello di allenamento
– qualità del sonno
– stress accumulato
– recupero tra uno sforzo e l’altro
– storia di infortuni

Quando questi elementi cambiano, anche lo stesso carico può diventare più o meno impegnativo.

Per esempio, una giornata di lavoro intensa può essere ben tollerata in un periodo di buona energia, ma risultare molto più faticosa se il corpo è già stressato o affaticato.

Cosa significa questo nella riabilitazione

In riabilitazione l’obiettivo raramente è eliminare completamente il carico.

Il punto è trovare un livello di stimolo che il corpo riesca a tollerare e da cui possa ripartire per adattarsi.

Questo avviene di solito attraverso:

– riduzione temporanea degli stimoli troppo irritanti
– reintroduzione progressiva del movimento
– aumento graduale della tolleranza allo sforzo

Il recupero non è sempre lineare. È normale che durante il percorso ci siano giornate migliori e giornate più difficili.

Il criterio più utile è osservare come il corpo reagisce nel tempo, non a un singolo episodio.

Se il dolore compare dopo un aumento improvviso di attività, spesso ha più senso riorganizzare il carico piuttosto che cercare subito una causa strutturale.

Se invece il dolore dura da molto tempo o non cambia con il movimento, può essere utile considerare anche altri fattori che influenzano la sensibilità del sistema nervoso.

In questi casi può essere più utile fare un passo indietro e capire meglio come orientarti nella situazione → Quadro di riferimento

Perché questo principio aiuta a capire postura, tendiniti e dolori ricorrenti

Questo modello aiuta a interpretare molti dubbi comuni. Per esempio:

– postura
– tendinopatie
– dolori che tornano dopo l’attività
– rigidità dopo lunghe ore seduti.

In molte di queste situazioni il problema non è una singola posizione o un singolo movimento. Per esempio succede spesso quando si parla di postura corretta, che viene interpretata come una posizione da mantenere invece che come una capacità di adattamento del corpo.

Più spesso è il modo in cui il corpo gestisce il carico nel tempo.

Il problema raramente è una singola postura mantenuta male, ma il modo in cui il corpo gestisce il carico nel tempo.

In sintesi

Il corpo umano è progettato per adattarsi.

Quando il carico aumenta gradualmente, i tessuti tendono a diventare più resistenti.
Quando il carico aumenta troppo rapidamente o la capacità è ridotta, possono comparire dolore e infortuni.

Capire questa relazione aiuta a interpretare meglio molti problemi comuni e a costruire percorsi di recupero più realistici.

Se il dolore torna spesso o se non è chiaro cosa abbia senso fare nel tuo caso,

il passo più utile non è trovare l’esercizio perfetto, ma capire come il tuo corpo sta reagendo al carico.

Michele Chiesa

Fisioterapista e Osteopata Mi occupo di dolore, disturbi legati allo stress e recupero funzionale. Aiuto le persone a fare chiarezza su ciò che sta succedendo al loro corpo e a orientarsi nelle scelte da fare.

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