In molti casi, però, il dolore non dipende da una singola causa, ma dal rapporto tra carico e capacità del corpo di adattarsi.
Muscoli, tendini, ossa e articolazioni si adattano continuamente ai carichi che ricevono durante la vita quotidiana. Camminare, lavorare al computer, allenarsi, sollevare pesi o restare seduti per ore sono tutti stimoli che il corpo deve gestire.
Quando il carico cambia troppo rapidamente o supera la capacità di adattamento dei tessuti, possono comparire dolore e infortuni.
Capire questo meccanismo aiuta a interpretare meglio molti problemi comuni: lombalgia, tendiniti, rigidità cervicale o dolori che tornano nel tempo.
Per questo, in riabilitazione si parla spesso del rapporto tra carico e capacità del corpo di adattarsi allo sforzo.
Il principio che spiega molti disturbi muscolo-scheletrici
Questa teoria parte da un’idea di base: i tessuti biologici si adattano allo stress meccanico.
Quando un tessuto viene esposto a un certo livello di carico, può reagire in diversi modi:
– mantenere la loro capacità
– aumentare la tolleranza allo sforzo
– ridurre la loro resistenza
– andare incontro a irritazione o infortunio
Il punto centrale è il rapporto tra carico e capacità del tessuto.
Come reagiscono i tessuti al carico
Quando il corpo riceve uno stimolo fisico, i tessuti reagiscono adattandosi. A seconda del livello di stress, possono succedere cose diverse.
carico troppo basso → la capacità del tessuto tende a ridursi nel tempo
carico adeguato → il tessuto mantiene la sua funzione
carico progressivo → il tessuto aumenta la tolleranza allo sforzo
carico troppo alto o troppo rapido → aumenta il rischio di irritazione o infortunio
Carico e capacità: la relazione che spiega molti dolori comuni
In realtà il carico dipende dalla combinazione di più fattori:
– intensità dello sforzo
– durata dello stimolo
– frequenza con cui si ripete
– direzione del movimento
Per questo anche attività apparentemente leggere possono diventare impegnative se vengono mantenute a lungo o ripetute sempre nello stesso modo.
Succede spesso per esempio quando:
– si lavora molte ore al computer
– si aumenta improvvisamente il volume di allenamento
– si passa da una vita sedentaria a un lavoro molto attivo
– si ripete sempre lo stesso gesto sportivo.
È uno dei meccanismi più comuni anche in molti dolori da sovraccarico, come per esempio il dolore laterale del gomito (epicondilite). Se hai una tendinite che non guarisce, spesso il problema è proprio questo squilibrio tra carico e capacità.
La capacità dei tessuti cambia nel tempo e può aumentare con l’allenamento o ridursi con inattività, stress o recupero insufficiente.
Quando il problema non è fare troppo, ma fare troppo poco
Spesso quando compare dolore la prima reazione è fermarsi completamente.
In alcune situazioni questo può essere utile per ridurre l’irritazione iniziale. Ma se il riposo si prolunga troppo, può verificarsi l’effetto opposto.
Quando un tessuto riceve meno stimoli del necessario, la sua capacità tende a ridursi.
Questo significa che attività che prima erano ben tollerate possono diventare improvvisamente più difficili.
Per questo molte persone entrano in un circolo poco utile:
dolore → meno movimento → riduzione della tolleranza → dolore con attività sempre più leggere.
Questo meccanismo è molto comune quando il dolore tende a durare nel tempo. In queste situazioni entrano spesso in gioco anche altri fattori che influenzano la sensibilità del sistema nervoso.
Questo non significa che il movimento debba essere forzato. Significa che spesso la strategia più utile è reintrodurre gradualmente il carico, permettendo ai tessuti di riadattarsi
Perché lo stesso carico non è uguale per tutti
Questo accade perché la capacità di adattamento non dipende solo dai tessuti, ma da molti fattori insieme:
– livello di allenamento
– qualità del sonno
– stress accumulato
– recupero tra uno sforzo e l’altro
– storia di infortuni
Quando questi elementi cambiano, anche lo stesso carico può diventare più o meno impegnativo.
Per esempio, una giornata di lavoro intensa può essere ben tollerata in un periodo di buona energia, ma risultare molto più faticosa se il corpo è già stressato o affaticato.
Cosa significa questo nella riabilitazione
Il punto è trovare un livello di stimolo che il corpo riesca a tollerare e da cui possa ripartire per adattarsi.
Questo avviene di solito attraverso:
– riduzione temporanea degli stimoli troppo irritanti
– reintroduzione progressiva del movimento
– aumento graduale della tolleranza allo sforzo
Il recupero non è sempre lineare. È normale che durante il percorso ci siano giornate migliori e giornate più difficili.
Il criterio più utile è osservare come il corpo reagisce nel tempo, non a un singolo episodio.
Se invece il dolore dura da molto tempo o non cambia con il movimento, può essere utile considerare anche altri fattori che influenzano la sensibilità del sistema nervoso.
In questi casi può essere più utile fare un passo indietro e capire meglio come orientarti nella situazione → Quadro di riferimento
Perché questo principio aiuta a capire postura, tendiniti e dolori ricorrenti
– postura
– tendinopatie
– dolori che tornano dopo l’attività
– rigidità dopo lunghe ore seduti.
In molte di queste situazioni il problema non è una singola posizione o un singolo movimento. Per esempio succede spesso quando si parla di postura corretta, che viene interpretata come una posizione da mantenere invece che come una capacità di adattamento del corpo.
Più spesso è il modo in cui il corpo gestisce il carico nel tempo.
In sintesi
Il corpo umano è progettato per adattarsi.
Quando il carico aumenta gradualmente, i tessuti tendono a diventare più resistenti.
Quando il carico aumenta troppo rapidamente o la capacità è ridotta, possono comparire dolore e infortuni.
Capire questa relazione aiuta a interpretare meglio molti problemi comuni e a costruire percorsi di recupero più realistici.
il passo più utile non è trovare l’esercizio perfetto, ma capire come il tuo corpo sta reagendo al carico.



