Esistono molte differenze tra Stretching e Yoga. Chi vuole essere più elastico non può accontentarsi di allungare passivamente dei muscoli. Praticare Yoga permette di ottenere risultati maggiori e duraturi.

Capita molto frequentemente di trovare pubblicità di palestre o prodotti riconducibili alla pratica Yoga dove le immagini ritraggono donne e uomini in posizioni complesse ai limiti del contorsionismo.

Forse per questo molti hanno paura di avvicinarsi a questa pratica perché non si sentono elastici a sufficienza.

A dire il vero esistono molte filosofie legate allo Yoga e molte modalità di praticarlo dal punto di vista fisico.

Gli stessi professionisti  rimangono affascinati nello scoprire come la pratica fisica Yoga accoglie, con differente terminologia, tecniche utilizzate nel mondo del fitness e della fisioterapia, ben prima che venissero coniati termini come “rieducazione posturale”, “stretching”, “esercizio eccentrico” e “PNF”.

Essendo Yoga un modo di vivere … può essere anche un modo di fare fitness e fisioterapia. Per questo è importante conoscere almeno 8 differenze tra stretching e yoga:

1. Con lo stretching il cervello non capisce quale sia l’esigenza di ottenere maggiore elasticità.

Esistono diversi tipi di “sensori” come i fusi neuromuscolari che durante lo stretching di un muscolo inviano informazioni al midollo spinale per trasmettere la variazione della lunghezza del muscolo. Semplificando da qui nasce una risposta di “difesa” che si realizza conuna contrazione (a volte dolorosa) del muscolo che compie il movimento opposto. Il cervello non viene per nulla coinvolto in questo processo.

Nelle posizioni dello Yoga (Asana) le funzioni corticali superiori vengono coinvolte nel meccanismo di apprendimento di un nuovo modo di muoversi.

Mentre alcuni muscoli vengono allungati, ai muscoli che fanno il movimento opposto (antagonisti) viene richiesto di contrarsi per mantenere per un certo tempo una posizione.

Questa necessità obbliga il cervello ad elaborare tutte le strategie necessarie per il raggiungimento di questo obiettivo modulando diversi parametri e rendendo coscienti nuove abilità che altrimenti sarebbero rimaste sopite.

2. Lo stretching è passivo. Una posizione Yoga aiuta anche a sviluppare la forza. 

Non è sufficiente essere più flessibili. Senza una un’incremento adeguato della forza il rischio di farsi male e infortunarsi aumenta.

3. Lo stretching diminuisce le performance muscolari. Lo Yoga garantisce variabilità e armonia.

Le posizioni di Yoga rinforzano come abbiamo detto le connessioni tra la corteccia sensomotoria del cervello ed i muscoli coinvolti. Per questo i muscoli vengono progressivamente percepiti con maggior consapevolezza e succcessivamente ognuno potrà essere in grado di modulare la contrazione ed il rilassamento.

4. Lo Stretching può essere doloroso. Nello Yoga ogni posizione è costruita secondo le possibilità della singola persona.

La pratica dello yoga è per definizione piacevole e dolce. Gli stimoli verbali ed il tocco del docente e la ripetizione del movimento aiutano a modificare con gradualità la flessibilità di una persona. Un po’ come stiracchiarsi al risveglio.

5. Nello stretching non serve mantenere alta l’attenzione. Nello Yoga è necessario essere presenti.

Mantenendo una posizione yoga l’attenzione si sposta per contrarre e rilassare differenti parti del corpo, ma anche per allontanare dolore, paura e stress.

6. Con lo stretching il muscolo si allunga e poi torna come prima. Una pratica costante di Yoga modifica la lunghezza a lungo termine

La progressione e la ripetizione di asana consentono come abbiamo detto di acquisire nuove abilità e la costante stimolazione di nuove abilità con carichi progressivi porta a permanenti modificazioni dei tessuti muscolare, tendineo e legamentoso.

7. Lo Stretching non aiuta chi soffre di patologie croniche. Le pratiche respiratorie, introspettive e meditative dello Yoga agiscono positivamente sotto diversi aspetti.

Abitudini posturali si modificano solo modificando abitudini, scoprendo abilità e movimenti possibili. La postura è la manifestazione di quello che viviamo e come lo viviamo. Non siamo fatti di soli muscoli e ossa. La mente è un potente mezzo per affrontare il dolore persistenteNon agisce con particolare efficacia nelle problematiche croniche ed in alcune abitudini postura in cui esiste un significativo e prolungato mantenimento di uno stato di “contrazione”.

L’asana consente un momento introspettivo

L’asana agisce invece rapidamente, con semplicità e rispettando i tempi della persona per contrastare l’incapacità percettiva, di controllo motorio e di stabilità tipica di problematiche croniche o che coinvolgono altri sistemi oltre a quello muscoloscheletrico.

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